Chi siamo

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Soci fondatori:

 

 

Giorgio Albalustri, biologo, esperto di tossicologia

Simona Barsanti, medico di emodialisi, esperto di alimentazione

Emanuela Buonopane, medico di assistenza agli anziani

Carlo Brusati, medico, specialista in  dermatologia

Elisabetta Costa, medico di assistenza agli anziani

Adriana Mancini, naturopata, floriterapeuta

Carola Mangiante, medico, specialista in odonto-stomatologia, agopuntore,

competenze di counselling sistemico

Mara Lupi, medico, specialista in pediatria, competenze di counselling sistemico

Maria Grazia Sbarboro, educatore, competenze  di organizzazione socio-sanitaria

Enrica Tavella, psicologa psicoterapeuta sistemico relazionale,

esperta di interventi assistiti con animali

Grazia traverso, pittrice

Rosanna Vagge, medico, specialista in nefrologia, competenze di gestione dei malati complessi,

competenze di counselling sistemico

Siamo professionisti della cura di diversa formazione e cultura,  accomunati  dalla convinzione che sia necessario porre un freno alla medicina di oggi, stretta tra l’incudine dei  tempi e il martello della possibilità,  e controbilanciarne   la deriva commerciale e burocratica  promuovendo:

          una maggiore  attenzione per la relazione con il malato e il suo contesto esistenziale, nel rispetto della sua unicità e peculiarità;

          un dialogo schietto e costruttivo tra tutti gli attori, pazienti, operatori sanitari, organizzatori e decisori  allo scopo di acquisire conoscenze e consapevolezza  della reale efficacia delle cure.

 

 

 

Cosa facciamo?

 

 

 Lo scopo dell’Associazione è quello di creare un ponte tra il mondo della vita e il mondo della medicina per  aiutare le persone a fare le scelte giuste per la loro salute.

L’associazione  si  riconosce in Slow Medicine e si impegna a promuovere una medicina sobria, rispettosa e giusta. Si riconosce altresì  in Slow  Food  perché  mangiare bene è un elemento chiave per avere una buona salute e in  Slow Science  perché è   necessario, oggi più che mai, trovare il  tempo per riflettereessendosi  perso il dialogo tra le scienze umane e naturali.

Si impegna a  organizzare corsi, incontri, convegni, studi, consulenze e  progetti  utilizzando i suoi fili:

 

  • Il filo rosso della prevenzione: il concetto di prevenzione, come quello di salute, continua ad avere declinazioni differenti, dipendenti soprattutto dai progressi scientifici e tecnologici e dalle strategie  sanitarie perseguite. Fino a poco tempo fa i livelli di prevenzione universalmente conosciuti erano la primaria (evitare la malattia), la secondaria ( scoprire la malattia in fase iniziale) e la terziaria ( evitare recidive e complicanze), basati sul ruolo centrale che riveste il medico nell’assistenza sanitaria. Oggi  sta prendendo sempre più campo un concetto nuovo di prevenzione che mette insieme i punti di vista del medico (presenza o assenza di malattia) e quelli del paziente ( malessere o salute) conferendo a tale rapporto un ruolo centrale. Si delinea così un quarto livello di  prevenzione, la  quaternaria, in cui c’è malessere dal punto di vista del paziente, ma  assenza di malattia dal punto di vista del medico. La prevenzione quaternaria è essenzialmente la prevenzione della medicina non necessaria o della medicalizzazione della vita.

 

  • Il filo giallo dell’ educazione:  perché  le persone  acquisiscano la conoscenza e la consapevolezza alla base di quel tanto di   potere ( empowerment) che permetta loro di scegliere.

 

  • Il filo blu dell’ orientamento per districarsi nel complesso contesto odierno dove gli stessi professionisti della cura sono spesso in difficoltà  per il crescente numero di specializzazioni e  la conseguente frammentazione degli interventi .

 

  • Il filo invisibile della complessità ( non autosufficienza , malati rari e orfani): la sfida della medicina del terzo millennio è rivolta alle malattie complesse di notevole impatto  sia sul piano epidemiologico per la diffusione planetaria, sia su quello socio-sanitario  ed economico. L’antropologo Antonio Guerci sostiene da tempo che “[…] arriveremo alla  contraddizione che vedrà la medicina e l’ingegneria genetica capaci di ritardare la senescenza, allorché le scienze sociali saranno incapaci di proporre dei modelli di organizzazione collettiva che permettano di accogliere degnamente gli anziani, di offrire loro un ruolo e una utilità sociale”. Lo stesso, nonostante i progressi scientifici e le attenzioni delle istituzioni, le persone affette da malattie rare e orfane, soffrono il disagio di percorsi diagnostici -assistenziali  difficoltosi e disomogenei che conducono quasi sempre a ritardi nell’inquadramento nosologico della malattia alla quale, peraltro, quasi mai consegue un trattamento efficace.

 

I fili, snodati e intrecciati con rispetto,  equilibrio e onestà, utilizzando i contributi di tutte le persone, singole e in associazione,  potranno  ricamare le reti del  tessuto sociale con un dialogo attento, basato sull’ascolto di chi soffre oltre che sulla certezza che la medicina non è solo scienza e tanto meno è infallibile per confezionare, attraverso la conoscenza, un abito a misura di  malato.

Solo con queste premesse è possibile rimuovere dall’intreccio della vita i fili invisibili della sfiducia e della  rassegnazione e colorarli di consapevolezza e  speranza.